Denominazione degli ETS

Il Codice del Terzo Settore ha stabilito che la denominazione sociale dei nuovi organismi del terzo settore deve contenere l'indicazione di Ente del Terzo Settore o l'acronimo ETS. Inoltre impone agli enti di far uso di tale dicitura negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni con il pubblico.

 

Tale obbligo per le associazioni di promozione sociale e le organizzazioni di volontariato, viene assolto utilizzando rispettivamente tali diciture - "associazione di promozione sociale" o "organizzazione di volontariato" - o gli acronimi APS o ODV.

 

Le locuzioni qui menzionate possono essere utilizzate solo a seguito dell'iscrizione degli enti nel registro unico nazionale del terzo settore (o dell'iscrizione ai registri attualmente vigenti) e non possono assolutamente essere impiegati da enti che non nè hanno il diritto.

 

Se per le APS e le ODV non sussistono difficoltà dal momento che i registri regionali e provinciali da cui deriva la possibilità di utilizzare l'acroimo, continuano ad essere operativi, per gli enti del terzo settore di nuova costituzione si pone la seguente criticità. Se non inseriscono la locuzione o l'acronimo ETS nella denominazione, saranno tenuti a modificare l'atto costitutivo e lo statuto non appena il registro sarà operativo; se inseriscono l'acronimo nella denominazione - come previsto dal codice - non hanno comunque il titolo per spenderlo con i terzi e potrebbero incorrere in sanzioni. Il Ministero ha risolto la questione il 29 dicembre 2017, in una lettera direttoriale nella quale ha specificato che "l'acronimo ETS anche se previsto nella denominazione sociale, non sarà spendibile nei rapporti con i terzi, negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni con il pubblico". Conseguentemente l'acronimo ETS si può inserire nella denominazione sociale (senza dover incorrere a successive modifiche degli ati), ma non potrà essere utilizzato all'esterno.