Attività Diverse degli ETS

All'articolo 6 del Codice del Terzo Settore è prevista la possibilità per gli Enti del Terzo Settore di esercitare attività diverse da quelle di interesse generale (previste dall'art. 5 del Codice e riportate in questo articolo).

 

Lo svolgimento delle attività diverse è ammesso purchè espressamente previsto dallo statuto associativo e solamente in via secondaria e strumentale rispetto alle attività di interesse generale.

 

I limiti e i criteri per stabilire il carattere strumentale e secondario delle attività diverse rispetto a quelle di interesse generale, saranno stabiliti con apposito decreto ministeriale. Dovrà comunque essere tenuto conto dell'insieme delle risorse, anche volontarie e gratuite, impiegate in tali attività in rapporto all'insieme delle risorse impiegate nelle attività di interesse generale.

 

Tuttavia il carattere secondario e strumentale di tali attività dovrà essere documentato dall'organo di amministrazione, a seconda dei casi, o nella relazione di missione o in un'annotazione in calce al rendiconto per cassa o nella nota integrativa al bilancio.

 

L'individuazione della attività diverse è importante ai fini della definizione del carattere non commerciale dell'Ente del Terzo Settore. Si rammenta infatti che se i proventi derivanti dalle attività diverse (escluse le sponsorizzazioni) e dalle attività di interesse generale svolte con modalità commerciale, superano le entrate derivanti da attività non commerciali, l'ente perde la qualifica di ente non commerciale a partire dal periodo di imposta in cui si verifica l'evento.